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Sfruttamento lavorativo dei clandestini: attacco decisivo della Commissione europea
14/05/07
Secondo i dati della Commissione europea, nei Paesi dove l'immigrazione illegale è più marcata il 15% del Prodotto interno lordo (Pil) è è realizzato con il lavoro nero di immigrati clandestini. Per contrastare tale fenomeno, che in Europa coinvolge dai 7 agli 8 milioni di immigrati (in Italia sono 700mila i lavoratori stranieri illegali), la Commissione europea ha pubblicato una proposta di direttiva, che vede come fautore il suo vicepresidente, Franco Frattini. Ecco alcuni punti.
Il datore di lavoro avrà l'obbligo di verificare la regolarità del permesso di soggiorno e, in caso di assunzione di un extracomunitario illegale, andrà incontro alle seguenti sanzioni amministrative: pagamento di una multa, dei costi per il rimpatrio del lavoratore e il versamento al di tutti gi stipendi, i contributi e le tasse arretrate al clandestino.
Se ad assumere il lavoratore è un'azienda, questa verrà esclusa dagli aiuti e dai sussidi nazionalali e comunitari, mentre non potrà concorrere ad appalti pubblici per un periodo di cinque anni. Non solo: l'azienda potrebbe trovarsi nella situazione di dover ridare gli aiuti assegnati nei 12 mesi precedenti o subire la chiusura degli stabilimenti che hanno ospitato i clandestini.
Nei casi più gravi la proposta di direttiva prevede anche delle sanzioni penali, ad esempio nel caso di sfruttamento o di tratta di essere umani.
Scopo principale del documento è comunque quello di punire i datori di lavoro, mentre gli immigrati clandestini subiranno solo il rimpatrio. In ogni caso, il lavoratore extracomunitario potrà denunciare il datore, direttamente o attraverso sindacati e organizzazioni non governative, che gli darà diritto ad un permesso di soggiorno temporaneo fino alla riscossione completa dei salari arretrati.
Il documento definitivo sarà pronto entro il mese di giugno.


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