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'Il Welfare fatto in casa'. pubblicato il rapporto Acli-Iref
22/06/07
Sono stati presentati ieri a Roma i risultati dell'indagine 'Il Welfare fatto in casa', realizzato dall'Istituto di ricerche educative e formative (Iref) delle Acli, attraverso un questionario proposto a 1.000 collaboratrici familiari straniere di 66 nazioni differenti.
Tra i numerosi dati raccolti, si evince che 40 anni è l'età media delle badanti, la maggior parte proveniente dai Paesi dell'Europa Orientale; lavorano accudendo anziani, bambini e sbrigando le faccende domestiche per circa 42 ore alla settimana e per uno sipendio medio mensile di 880 euro. Più della metà delle colf straniere (57%) svolge il proprio lavoro completamente o in parte senza contratto, ma tra i collaboratori regolari aumenta la tendenza del 'lavoro grigio', cioè la denuncia di meno ore di quelle lavorate. Secondo l'Iref 'dietro questa richiesta c'è l'esigenza di spuntare un salario maggiore, ma anche la consapevolezza dell'esiguità dei contributi versati ai fini pensionistici, insieme all'impossibilità di commutare questi contributi versati in Italia con una pensione da godere in Patria, o di riscattare i periodi di lavoro effettuati nel Paese di origine. Ma se è vero che entrambe le parti guadagnano nell'immediato i soldi non versati, è altrettanto vero che nel lungo periodo sono i collaboratori a pagare, in termini assicurativi e previdenziali, i costi di tale risparmio'.
In ogni caso, solo una colf su quattro (25%) vuole rimanere in Italia: la maggior parte delle collaboratrici che lavorano nelle case degli italiani è intenzionata a tornare in Patria o spostarsi altrove, al più presto (28%) o non appena conclusa l'esperienza lavorativa (47%), purché duri solo pochi anni ancora (60%).
'Un sistema che non può reggere così per sempre', ha spiegato il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, 'perché estremamente logorante, sia per le famiglie che per le lavoratrici immigrate, legate da una dipendenza reciproca e costrette spesso ad accordi al ribasso. Ma anche perché subordinato ai progetti migratori delle colf straniere di 'nuova generazione', orientate più di ieri al rientro a casa in tempi brevi, senza che nessuno possa garantirne il ricambio nel medio e lungo periodo. La situazione nei Paesi d'origine è in evoluzione; si aprono mercati lavorativi per loro più vantaggiosi sia in Patria, che in Europa, che nella stessa Italia'. E aggiunge: 'Due sono le priorità da affrontare: garantire la regolarizzazione di questi rapporti di lavoro e modificare profondamente il sistema per assicurarne la tenuta nel tempo, in un regime però di maggiore equità e dignità. A tutela sia delle lavoratrici che delle famiglie. Per fare ciò è necessario partire dal Fondo per la non autosufficienza, che ha bisogno però di ben altre risorse rispetto a quelle attuali. Alle famiglie va lasciata la libertà di scegliere come utilizzare queste risorse per assistere al meglio i propri cari non autosufficienti. Assumere colf, trovare un ricovero, dedicare un membro della famiglia alla cura dell'anziano devono diventare tutte scelte possibili perché sostenute - a livello fiscale, previdenziale, monetario - dalle Istituzioni. A fronte di questa libertà per le famiglie ci vogliono garanzie perché questi fondi non vadano ad alimentare il sommerso, ma producano con certezza regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Come? Rendendo la regolarizzazione conveniente per tutti. Per le famiglie dando certezza di assistenza qualificata e responsabile. Per le lavoratrici che vogliono andare via assicurando il riscatto dei contributi versati. Per chi vuole restare in Italia rendendo omogenea la copertura previdenziale a quella degli altri lavoratori'. E infine, conclude Oliviero, 'per le lavoratrici straniere irregolari: collegando questo tipo di lavoro socialmente utile ad un percorso di cittadinanza agevolata'.
Testo tratto da: www.agenziaaise.it


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