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Sgomberi campi rom a Milano: anche l'esercizio della legalità deve rispettare i diritti umani
04/04/08
Tra la notte di lunedì 31 marzo e le prime ore di domenica 1 aprile, in via Bovisasca a Milano sono state rase al suolo 180 baracche e lasciati senza un tetto oltre 200 rom romeni, che stanno ora sopravvivendo sotto i ponti o all'interno di auto nei luoghi più nascosti della città
L'azione è stata duramente condannata da più parti: don Roberto Davanzo, presidente della Caritas Ambrosiana ha giudicato disumano lo sgombero, 'avvenuto senza assistenza sociale per tutelare almeno le famiglie con tanti bambini e donne incinte'; l'Unicef ha sottolineato 'le responsabilità dello Stato italiano nel garantire i diritti a tutti i bambini che vivono sul territorio nazionale, proprio come sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia'.
'A Milano questi immigrati servono o danno fastidio?', è la domanda che appare nell'editoriale 'Via Bovisasca, gli sgomberi non sono la soluzione' pubblicato sul sito www.chiesadimilano.it. 'Ci sono delle persone non in regola con la legge: occorre che la legalità prevalga nei loro confronti. Ma non si possono confondere i nomadi e i migranti che lavorano, con i delinquenti, oppure gli irregolari con chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno. La maggioranza di loro lavora, tanti con un regolare contratto. Molti giovani uomini faticano nell’edilizia e in società attive dentro gli spazi della Fiera: 10 ore di lavoro al giorno, per sei giorni la settimana, per 800 euro al mese.
E ancora 'Sappiamo che gli immigrati non stanno a Milano per turismo o per svago. La maggioranza di loro è qui per poter lavorare. Sanno che del loro lavoro Milano ha necessità. Cosa ne sarebbe infatti dell’imprenditoria ambrosiana e lombarda senza la manovalanza a bassissimo costo che rumeni (e non solo) offrono?
Non si vede traccia di un progetto a lungo respiro, di un piano condiviso: nessuno da solo può risolvere questa emergenza. Il volontariato da solo non riesce più a far fronte alla situazione.'
E conclude: 'Per uscire dall’emergenza e dalla logica dell’occupazione, dello sgombero, dell’ulteriore occupazione occorrono scelte condivise tra tutti gli attori prima citati e una progettazione a lungo termine.'


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