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"Verona città aperta": un manifesto per vivere nel rispetto, nell'educazione e nella legalità
24/12/08
Da Grillonews www.grillonews.it


È stato presentato mercoledì 17 dicembre 2008 sulla scalinata del municipio del capoluogo scaligero l'appello per «Verona città aperta» lanciato via web e sottoscritto già da centinaia di persone. Un appello nato dal disagio che molti veronesi vivono nel «vedere quotidianamente la nostra città sprofondare sempre più nella chiusura e nella paura e dalla volontà di far rinascere una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto». Una iniziativa che chiede, insomma, di poter vivere in una città «normale» senza «incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano, come fare un gesto di umanità verso mendicanti e barboni, mangiare o bere in luoghi pubblici, sentire e vedere suonatori e artisti di strada» e dove e si dia spazio «alla convivenza, vincendo le paure indotte e resistendo a divieti assurdi e pregiudizi».
L'appello è stato illustrato, tra gli altri, da Renzo Fior, responsabile dela comunità Emmaus di Villafranca, Mao Valpiana del Movimento nonviolento, Giannina Dal Bosco, Giuseppe Malizia e da Giacomo Corticelli: «Siamo un gruppo trasversale, composto da persone di diversa provenienza sociale, professionale, politica, uniti dalla volontà di ragionare concretamente e pubblicamente su come trasformare in agire politico collettivo il disagio che ciascuno di noi sente di fronte a troppe cose che succedono quotidianamente nella nostra città». E l'annuncio: «Oltre all'appello per una città solidale in cui non si tolgano più le panchine dai parchi per impedire ai poveri di sedervisi, faremo tre incontri: con Federica Panizzo, l'avvocato che difese i Sinti dagli attacchi della Lega, con il procuratore Guido Papalia, che farà una lettura delle ordinanze del sindaco Flavio Tosi e con Mao Valpiana che parlerà di disobbedienza civile». Il percorso, aggiungono, si chiuderà con un evento pubblico in cui sarà esposta la mostra fotografica sugli «orrori di una città che ha scordato i valori dell'accoglienza e in cui la "sicurezza" diventa cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale».
Per dare maggiore visibilità all´iniziativa e coinvolgere più persone, si è deciso di continuare la raccolta di firme, fino ad ora riservata a contatti personali, ampliandola ad un pubblico più vasto. É stato per questo creato anche un blog: veronacittaaperta.blogspot.com

Ecco l'appello Siamo cittadine e cittadini veronesi.
Vogliamo abitare una città in cui ci sia rispetto innanzitutto per la democrazia e per la vita delle persone, in cui sui temi importanti per la comunità, che riguardano la cosa pubblica, si ascoltino democraticamente i cittadini; in cui la libertà di religione non perda mai di vista la laicità delle istituzioni.
Vogliamo sentirci liberi di vivere, con civiltà e rispetto dei bisogni e dei desideri di tutti, gli spazi della nostra città, senza incorrere in continui divieti che impediscono anche le più semplici azioni del vivere quotidiano (fare un gesto di umanità verso mendicanti e barboni; mangiare o bere in luoghi pubblici; sentire e vedere suonatori e artisti di strada, ecc.).
Vogliamo educarci ed educare le giovani generazioni alla cittadinanza, alla convivenza, alla convivialità e alla nonviolenza. Intendiamo riappropriarci della nostra piena cittadinanza, vincendo le paure indotte e resistendo ai divieti assurdi e ai pregiudizi.
Non ci piace una Verona che perde di vista la vera legalità (diritto alla sicurezza, al lavoro, alla casa) garantendo i forti e criminalizzando i deboli; che multa chi mangia un kebab mentre e nel contempo consente le spericolate azioni dell’alta finanza.
Non ci piace una Verona che fa ancora troppo poco per superare la povertà, la marginalità, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e per comporre armonicamente le differenze tra le persone, ma che si accontenta di mettere al bando i poveri, i marginali, le schiave prostituite e i ‘diversi’.
Non ci piace una Verona che negando diritti crea clandestinità, calpesta fondamentali libertà democratiche e si dimentica del dovere di asilo ed ospitalità verso chi magari fugge dalla guerra, dalla persecuzione, dalla fame.
Non ci piace una Verona corporativa, egoista, rozza, escludente, inospitale e ci ribelliamo all’indifferenza e alla mancanza d’indignazione verso i soprusi quotidiani, che possono giungere, come accaduto, fino al pestaggio a morte di un ragazzo ucciso dalla violenza e dall’odio, alimentati dall’intolleranza senza motivo.
Per questo proponiamo a tutti coloro che si riconoscono in questo appello di sottoscriverlo e di costruire un percorso pubblico da "fare insieme", per far rinascere una Verona dell’accoglienza, della tolleranza, della disponibilità, del rispetto; vogliamo opporci alla deriva di civiltà, reagiamo contro una città in cui la ‘sicurezza’ diventa il cardine che giustifica ogni misura, trasformando ogni malessere in egoismo sociale.
Vogliamo esprimere in modo visibile a tutta l’opinione pubblica veronese il nostro dissenso verso una città chiusa, discriminante e paurosa e il nostro progetto di una città aperta, giusta e gioiosa.


Per sottoscrivere l'appello occorre inviare l'adesione all'indirizzo e-mail del Comitato: veronacittaaperta@hotmail.it


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