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Gaza: 22 mila civili avranno accesso all'acqua potabile
27/02/09
Pubblichiamo il comunicato del Gruppo di Volonariato Civile (GVC) Onlus www.gvc-italia.org .


Finalmente è stato concesso l’ingresso a Gaza a 3 container dell’Organizzazione Non Governativa italiana GVC Onlus – Gruppo di Volontariato Civile, che raggiungeranno nelle prossime ore il campo profughi di AL Buerij (Governatorato di Deir El-Balah) per l’installazione di un desalinizzatore ad osmosi inversa.
Grazie a questo intervento 22.000 rifugiati avranno finalmente acqua potabile in quanto, il pozzo che verrà riabilitato e connesso all'impianto, attualmente fornisce acqua con una concentrazione di cloridri quattro volte superiore ai limiti raccomandati dall'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms).
I convogli, a causa del blocco dei varchi nella Striscia, erano in attesa dell’ingresso dal Luglio 2007.
Il programma, sostenuto da ECHO, oltre all'installazione dell'impianto, prevede attività di controllo sulla qualità dell'acqua fornita dalla rete municipale e dai venditori privati. Attraverso il rafforzamento del dialogo tra i comitati locali dell'acqua e le istituzioni preposte alla gestione del servizio, il progetto punta anche a garantire una più equa distribuzione delle risorse idriche, contribuendo alla riduzione della frequenza delle interruzioni del servizio.
La carenza di acqua potabile è un problema cronico nella Striscia di Gaza. Il sovraffollamento nel territorio e lo scarso controllo sulla quantità d’acqua estratta ha comportato un abbassamento della superficie della falda, una maggiore infiltrazione di acqua marina e una generale riduzione della qualità dell’acqua.
Le concentrazioni di nitrati e cloridri nel 90% dei campioni di acqua analizzati sono da due a otto volte maggiori rispetto ai limiti raccomandati dall'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms). Inoltre, i recenti attacchi dell’esercito israeliano hanno ulteriormente aggravato la situazione e alcune condotte idriche già costruite da GVC sono state distrutte.


Programma Acqua. Quando sono iniziati gli attacchi aerei israeliani, GVC stava operando a Gaza con due progetti finanziati dall’Unione Europea: l'installazione di un desalinizzatore per portare acqua potabile a 22mila persone e la realizzazione di una rete idrica destinata a un campo profughi di 37mila persone. L'agenzia che gestisce l'acqua all'interno della Striscia ha notevoli problemi per la manutenzione delle pompe, poiché tutta l'acqua di Gaza dipende da pompe e generatori, i quali sono stati bloccati a causa dell’assenza di gasolio, elemento attraverso cui si alimentano e di cui è stata ridotta l’importazione.
L'impoverimento generale della popolazione porta a una riduzione dei consumi domestici primari, il che si traduce in una situazione drammatica di igiene e di condizioni vi vita: la quota d’acqua pro capite a disposizione dei Palestinesi (70 litri a testa al giorno - che scendono fino a 15-20 nelle aree più meridionali della Cisgiordania, a ridosso del muro di separazione - contro uno standard di 100 litri al giorno raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) è tra 4 e 7 volte minore di quella consumata dagli Israeliani.
Diventa quindi essenziale per il sostentamento della popolazione civile l’intervento di ONG umanitarie come GVC.


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