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In provincia di Lecco l'acqua sarà messa sul mercato?
03/03/09
Pubblichiamo il comunicato del Comitato Lecchese per l'Acqua Pubblica e i Beni COmuni.


“La decisione sulle modalità di affidamento del servizio idrico spetta ai sindaci, ma se fosse per me voterei per la gara”. Così si è espresso il presidente della Provincia, Virginio Brivio, al termine dell’incontro “Gestione pubblica dell’acqua in provincia di Lecco - Incontro pubblico sugli scenari di gestione del servizio idrico integrato, alla luce dell’evoluzione legislativa nazionale e regionale”. tenutosi giovedì sera a Valmadrera, organizzato dal Comune di Calco in collaborazione col Comitato Lecchese Acqua Pubblica. Tra i presenti: Gilberto Fumagalli, sindaco di Calco; Giulio De Capitani, presidente del Consiglio regionale; Virginio Brivio, presidente della Provincia di Lecco; Carlo Spreafico, cons. regionale del partito democratico; Giovanni Cocciro, assessore del Comune di Cologno Monzese; Roberto Fumagalli, consigliere nazionale del Contratto Mondiale sull’Acqua e membro del Comitato Lecchese Acqua Pubblica.
In sala eano presenti anche diversi sindaci lecchesi, una decina di assessori, alcuni responsabili di aziende pubbliche di gestione acqua, oltre al pubblico interessato ad approfondire il tema della gestione dell’acqua in provincia di Lecco.


Durante l’incontro sono state illustrate le modifiche alla Legge Regionale sui servizi idrici, recentemente votate dal Consiglio Regionale, che hanno cancellato l’obbligo, imposto dalla precedente legge del 2006, di mettere a gara il servizio di erogazione dell’acqua.
Secondo il Comitato Lecchese Acqua Pubblica è ora possibile, a livello di singoli ATO, applicare gli scenari aperti delle modifiche di legge. Nel nostro caso l’ATO di Lecco dovrebbe adeguare il Piano d’Ambito, affidando direttamente gestione ed erogazione dei servizi idrici alla stessa società patrimoniale Idrolario - proprietaria di reti ed impianti – adeguandone lo Statuto. In questo modo in provincia di Lecco, così come in tutta la Lombardia, si potrà pertanto mantenere la gestione dell’acqua tramite le aziende pubbliche locali, senza cadere nelle logiche della finanziarizzazione e degli intrecci societari che, nel disegno di Formigoni, avrebbero avuto in A2A il soggetto lanciato alla conquista della gestione dell’acqua di tutta la Regione, unitamente ad energia, gas e rifiuti.


Alcuni degli amministratori presenti hanno addirittura contestato queste modifiche alla legge regionale, affermando che l’affidamento diretto a una società totalmente pubblica (in house) è difficile se non impossibile. Come detto, il presidente della provincia di Lecco, Virginio Brivio (che non solo in passato aveva dichiarato di essere per l'acqua pubblica, ma è impegnato a sostenere l’affidamento in house dalla delibera approvata dal Consiglio provinciale nel novembre del 2006) ha concluso affermando che: "la decisione finale spetta ai sindaci, ma se fosse per me voterei per la gara".
Al contrario, il presidente del Consiglio regionale, Giulio De Capitani, ha concluso affermando che quella per l'acqua pubblica è una battaglia doverosa: “la Lega sosterrà questa battaglia, nonostante leggi e leggine”, ricevendo applausi dai cittadini presenti in sala.


Si rammenta che, nonostante la precedente legge regionale del 2006, alcuni ATO lombardi, tra cui quelli di Lodi e di Bergamo, hanno optato per l’affidamento diretto dei servizi idrici ad una società pubblica (in house), senza ricorso alla gara. Inoltre il Consiglio provinciale di Milano nelle sorse settimane ha votato un Ordine del Giorno che chiede l’affidamento diretto ad un’unica società totalmente pubblica.
Il Comitato Lecchese Acqua Pubblica, deluso dalla parole del presidente Brivio e di alcuni sindaci, si appella ora ai cittadini e a quei sindaci che, superando ristrette logiche di appartenenza, vogliono battersi per l’acqua pubblica, senza se e senza ma. L’intento è quello di escludere l’acqua dal mercato, sia attraverso l’approvazione di delibere che considerino l’acqua come servizio privo di rilevanza economica, sia attraverso l’affidamento del servizio idrico a soggetti totalmente pubblici, senza ricorrere alla gara.




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