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I ragazzi del 'Beccaria' ripartono da Puntozero
14/04/09
Non ci sono insegne luminose, ma solo una grande scritta sul muro che dice 'Teatro'. I ragazzi e le ragazze della compagnia Puntozero recitano qui, un edificio prestato da una cooperativa e incastrato tra le nuove strutture universitare e le vecchie fabbriche dismesse del quartiere Bovisa di Milano.
Quando arrivo stanno provando il nuovo spettacolo “Alice nel paese delle meraviglie”, che andrà in scena dal 29 maggio.A dirigerli c'è Giuseppe Scutellà, un diploma al 'Grassi' (la scuola milanese d'arte drammatica), diverse esperienze come attore e poi l'incontro, durante il servizio civile, con la realtà carceraria giovanile dell'istituto 'C. Beccaria', dalla quale poi non si è più allontanato. “Sono 15 anni che mi occupo del cosidetto teatro 'sociale'. Dall'esperienza dei laboratori, che tuttora svolgo all'interno del carcere tre volte alla settimana, è nata questa compagnia, dove non solo si recita, ma si impara anche a fare un mestiere: il tecnico di luci e suoni, il falegname, lo scenografo o il costumista”, spiega Giuseppe.
A Puntozero non approdano solo i minori del 'Becca', come viene chiamato confidenzialmente l'istituto penitenziario, ma anche i giovani segnalati dai servizi sociali, che in Lombardia sono circa 50 mila “Noi, che siamo una piccola realtà, ospitiamo al massimo una decina di ragazzi e ragazze, italiani e stranieri, giovani che vivono grandi disagi o che hanno compiuto reati che vanno dallo spaccio al furto fino all'omicidio." In questa piccola compagnia teatrale tutti lavorano sodo e le ottime recensioni degli spettacoli hanno permesso a Puntozero di essere in lizza per la prima edizione del Premio Milano per il Teatro.
A Puntozero i ragazzi provano gli spettacoli, studiano i copioni, lavorano per costruire scenografie. Insieme a Giuseppe scelgono il testo da rappresentare e, a mezzogiorno, si pranza assieme prima di ritornare sul palco. A Puntozero si stabiliscono regole su cosa si può fare e cosa no, e quando si sgarrano non ci sono punizioni, ma si discute assieme. Perchè ai ragazzi servono dialogo, confronto e non sbarre. E anche se qualcuno continua a perdersi, molti sono i minori recuperati "E il numero sarabbe più alto se ci fossero maggiori investimenti e più attenzione. Noi come entrate possiamo contare su bandi e progetti non sempre disponibili, sul volontariato e sulle entrate degli spettacoli ", sottolinea il regista.
A Puntozero capita anche che qualcuno ritorni, magari anche per dire "Ciao Giuseppe, sai che mi sposo?", perchè dal palco di questo piccolo teatro di periferia molti di questi giovani in qualche modo riescono a ripartire col piede giusto e a rientrare nella società sapendo fare un mestiere, che è un'alternativa non da poco allo spaccio o al furto.
Puntozero è un porticciolo che per molti è la salvezza, anche se alla sera poi si rientra in carcere.


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