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Don Colmegna: "La morte dei quattro bimbi rom deve farci sentire tutti responsabili"
08/02/11
Da www.casadellacarita.org

La tragedia dei quattro bambini morti a Roma nell'incendio di un campo nomadi ci impone silenzio e riflessione. Non è il momento di alzare dibattiti e lanciare generiche accuse. È il momento di interrogarci sul perché accadono fatti di questo tipo. È successo a Roma, ma poteva succedere anche a Milano.


Cominciamo dunque a riflettere soffermandoci sul rifiuto generalizzato che avvolge ogni ragionamento sui rom. Urla, proteste e dinieghi si levano ogni volta si comincia un discorso o si tenti una strada. C'è un pregiudizio culturale, che vuole tutti rom senza dignità, tutti da allontanare. Quando si parla della presenza di un campo, ci sono le lamentele di quelli che abitano vicino. Quando si cerca qualche mediazione, magari paventando soluzioni abitative diverse, ecco le proteste di quelli che non vogliono i rom nei loro condomini.


Non ci si può fermare qui, abbiamo il dovere di rilanciare una sfida culturale, in grado di proporre un grande progetto che si trasformi in questione anche politica.


Dire superamento dei campi nomadi e di tutte le situazioni di campi abusivi, così come di quelli cosiddetti regolari, ma di fatto abbandonati a se stessi, significa aprire una questione che riguarda casa, lavoro, inserimento scolastico, progettazione urbanistica, legalità, paesi di provenienza.
Dobbiamo davvero prepararci a fare un'operazione intelligente, capace di andare a scovare le risorse anche economiche e di mobilitarle a livello locale e territoriale. Affrontare la questione rom significa renderla quindi una questione centrale e non basta ricondurla semplicemente sotto il versante della sicurezza. Dobbiamo quindi contrapporre alle urla demagogiche un sentimento serio di legalità intriso di solidarietà, che sappia imporre progetti rigorosi di accoglienza e integrazione.


A tal proposito vogliamo lanciare dei segnali di speranza, affermare che è possibile lavorare in modo diverso, stando in mezzo ai problemi, certo con la fatica dell'operare, ma anche con la strategia di ampio respiro che ci siamo dati. Si possono accogliere domande di integrazione e accompagnarle in un percorso di carattere sociale e culturale. Si può rispettare la dignità dei rom e allo stesso tempo essere intransigenti laddove si inseriscono elementi di disturbo o situazioni inaccettabili. Così come possiamo contribuire a dare un respiro nuovo alla politica. Penso alle tante situazioni presenti nella nostra area metropolitana perché non è solo Milano, ma anche tutta l'area dei comuni intorno ad avere la presenza dei rom. Non si può affrontare la questione solo con la politica degli sgomberi, né a Milano né a Sesto San Giovanni. In questo modo si continua a produrre disagio e si contribuisce a creare situazioni insostenibili.


Queste drammatiche morti di bambini innocenti ci interrogano sul dare un volto umano al nostro modo di lavorare e operare. Che questa tragedia ci porti a riflettere non per cercare semplicemente i colpevoli, ma a sentirci tutti responsabilizzati, abbandonando qualsiasi demagogia e cultura dell'intolleranza e insieme rendere questo problema capace di incidere sulle proposte concrete.


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