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Pubblicato il rapporto Caritas sull'integrazione scolastica dei disabili
15/06/11
"Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte" (Associazione Treellle - Caritas Italiana Fondazione Agnelli; ed. Erikson 2011), fa un resoconto dell'esperienza di integrazione scolastica dei disabili in Italia, Paese tra i primi nel mondo ad introdurre un modello educativo che ha dato grandi risultati.


Se sul piano dei principi il modello italiano resta uno dei più efficienti, sul piano delle pratiche, il modello italiano va invece profondamente riformato.
L’Italia è stata tra i primi Paesi ad attuare l’integrazione degli alunni con disabilità in classi regolari, con orientamenti che si sono nel tempo affermati a livello internazionale: oggi, tuttavia, la sua quotidiana realizzazione – nonostante l’impegno e la volontà di tanti operatori - mostra preoccupanti debolezze e inerzie, che pregiudicano la credibilità del modello e mettono a rischio di fallimento il percorso d’integrazione dei ragazzi, in particolare provenienti dalle famiglie più svantaggiate.
Il sistema va reso più trasparente e più intelligente, teso a meglio rispondere ai bisogni d’integrazione scolastica e sociale dei ragazzi con Bisogni Educativi Speciali (BES).


Secondo il rapporto, negli ultimi dieci anni gli alunni con disabilità nella scuola italiana sono aumentati di circa il 45%, superando la soglia di 200.000 nel 2009/10. I docenti di sostegno sono aumentati da 75.000 nel 2002/3 a 95.000 (dato ufficioso) del 2010/11. Il numero di alunni con disabilità per docente di sostegno è rimasto nel tempo sostanzialmente stabile, oscillando fra 1,9 e 2 a livello nazionale, con differenze territoriali.
Un fenomeno emergente è il ritmo intenso di crescita degli alunni stranieri con disabilità certificate: 20% dal 2008/9 al 2009/10, rispetto al 7% dell’insieme degli alunni stranieri).
Motivo di preoccupazione è l’elevata mobilità degli insegnanti di sostegno, superiore a quella dei curricolari: oltre il 40% degli allievi con disabilità cambia insegnante di sostegno una o anche più volte all’anno, con conseguenze negative per la continuità didattica e l’efficacia del processo d’integrazione: il fenomeno si spiega con la rigidità burocratica delle graduatorie degli insegnanti di sostegno non di ruolo e con i meccanismi che hanno reso il posto di sostegno un percorso privilegiato per l’ingresso in ruolo: anche se dopo 5 anni l’insegnante di sostegno può ritornare a un posto normale, con un’inaccettabile spreco di risorse e di competenze.


La spesa annuale totale è stimata intorno a 4 miliardi di euro, all’interno della quale le voci più significative sono le retribuzioni dei 95.000 insegnanti di sostegno e i compensi erogati dagli enti locali agli operatori e a figure esterne alla scuola (una stima provvisoria è di circa 25.000 addetti). Fra i costi indiretti, la riduzione del tetto massimo di studenti per le classi con alunni con disabilità, che porta - almeno de iure - alla formazione di nuove classi e un conseguente ampliamento di organico.


Sempre secondo il rapporto, miglioramenti all'integrazione dei disabili nelle scuole sono possibili rendendo meno rigidi i procedimenti burocratici; creando nuovi Centri Risorse per l’Integrazione, che dispongano di insegnanti e personale ad alta specializzazione; la distinzione fra insegnanti di sostegno e curricolari, mirando alla piena corresponsabilizzazione di tutti i docenti, attraverso una generalizzata formazione in didattica per i BES; valorizzando l’autonomia delle scuole nella lettura dei bisogni e nella progettazione degli interventi; definendo modalità di valutazione sistematica e continua delle pratiche d’integrazione della disabilità e degli altri BES.


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