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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: in Italia dati da incubo
25/11/11
700 mila donne hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o piu' episodi di violenza.
Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale e la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. Tra le violenze fisiche è più frequente l'essere spinta, strattonata, afferrata, l'avere avuto storto un braccio o i capelli tirati (56,7%), l'essere minacciata di essere colpita (52,0%), schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi (36,1%). Segue l'uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (8,1%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (5,3%). Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l'essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%).
Dati, quelli dell'Istat, che sembrano un bollettino di guerra, ma che cir ricordano che oggi ancora troppe donne muoiono o rimangono offese per le violenze subite da uomini (56,4%) o dal partner (22,6%).
Non solo botte, ma anche violenze psicologiche. La subiscono 7 milioni 134 mila donne: le forme più diffuse sono l'isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%), seguono le intimidazioni (7,8%).


I dati più elevati riguardano le mancate denuncie: 96% per le violenze da un non partner, il 93% di quelle da partner, il 91,6% per gli stupri.


La “Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne”, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 per commemorare la vicenda di tre sorelle peruviane pugnalate nel 1960 dal dittatore Trujillo.
In Italia, solo nel 1991 la violenza sessuale venne riconosciuta come un reto contro la persona. Prima di quell'anno, infatti, era ancora in vigore il codice Rocco, secondo il quale la violenza sessuale era un semplice reato contro la morale, che il carnefice poteva evitare se, dopo lo stupro, chiedeva in sposa la vittima.


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