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La Villa Reale non si svende
13/04/12
Riceviamo dal Comitato per il Parco di Monza "Antonio Cederna" e pubblichiamo.


Il 5 marzo sono iniziati i lavori nel corpo centrale e in parte dell'ala Nord della Villa Reale di Monza sulla base di un progetto definitivo approvato in fretta e furia e che conferma quanto da noi denunciato fin dall'inizio circa il danno che questa concessione provocherà al monumento.


Dalla lettura della documentazione emerge che la maggior parte dei lavori è finalizzata alla ristrutturazione degli spazi per renderli funzionali al "decollo nella vita contemporanea" del monumento settecentesco, come si legge nella Relazione Architettonica.
Che cosa intendano per "decollo" è presto detto: fare della parte nobile della Villa Reale una delle tante "location" per "eventi" di ogni genere come quelli previsti dall'art. 13 del Disciplinare di gestione (vedi box), ritagliati sulle esigenze di committenti pronti a pagare per godere del privilegio di disporre del prestigio della Villa a scopi commerciali. Bastano due esempi per confermare la verità di quanto detto:il progetto ignora la valenza paesaggistica/artistica del Belvedere compromettendone irreversibilmente la struttura per adattarla alle esigenze di un ristorante tre stelle da 86 posti, che somministrerà 260 pasti al giorno (sono previsti una cucina, cui se ne aggiunge un'altra al piano terra con relativo montacarichi che attraversa tutti i piani, vari locali dispensa, stoccaggio e per i camerieri, servizi igienici per pubblico e personale).


La volontà di rendere autosufficiente la porzione della Villa oggetto della concessione tradisce una visione immobiliaristica, intimamente connessa alla scelta di mettere a frutto gli spazi della Villa, che comporta la frammentazione del complesso in tante unità autosufficienti, interrompendo collegamenti storici fra le diverse ali attraverso scale e pareti e moltiplicando gli interventi impiantistici.
Lo stesso restauro è pesantemente condizionato dalla preoccupante "filosofia del decollo". Infatti, normalmente le scelte di restauro vanno in tre direzioni: museo di se stessa=riallestimento; museo della storia della Villa=si lasciano i lacerti delle diverse epoche; destinazione degli spazi per mostre ed eventi= intervento più neutro possibile. Il fatto che il progetto mescoli contemporaneamente indicazioni di restauro relative a ciascuna di queste scelte lascia prefigurare - al di là della superficialità di una Relazione di Restauro racchiusa in sole 4 pagine - la volontà di lasciare aperta qualsiasi possibilità di intervento subordinandola alle prospettive gestionali, compromettendo scelte importanti come quella di destinare la Villa a museo di se stessa: non si potrebbero, ad esempio, riallestire gli interni con gli arredi esistenti, o come più volte da tutti sbandierato, con quelli che si intenderebbero richiedere al Quirinale, qualora ci si limitasse ad apparati decorativi di volte ricuciti per metà, boiseries non integrate, tappezzerie neutre o, peggio, neppure posate, illuminazioni perimetrali che non possono certo ricreare l'atmosfera dei lampadari nei centri delle volte.


È stato detto che questa era l'unica possibilità di restaurare la Villa e di aprirla ai cittadini, ma è falso visto che:la Villa non viene restaurata ma ristrutturata; i cittadini vi saranno ammessi solo come clienti; c'erano altre scelte percorribili, impegnando il privato a un contributo virtuoso e non offrendogli su un piatto d'argento la doppia possibilità di guadagnare dai lavori di ristrutturazione PAGATI CON FONDI PUBBLICI e ricavare proventi attraverso la gestione privatistica di un bene culturale al quale sono associati valori etici, civili e sociali che dovrebbero, invece, farne un luogo di autocoscienza del cittadino, specie delle giovani generazioni.


Dovremmo piuttosto rimanere fedeli a quell'anima della memoria e dell'onore che la nostra Costituzione attribuisce ai nostri monumenti. Per questo non dobbiamo accettare di svilire la Villa a "location" di manifestazioni del degrado della cultura. A noi cittadini - che consideriamo la Villa anche nostra nel senso che ci sentiamo responsabili di restituirla alla sua dignità e storia per le future generazioni - oltre che attendere l'esito del ricorso che abbiamo presentato lo scorso settembre al TAR, resta il compito di mantenere la vigilanza attiva sul complesso monumentale di Parco, Villa e Giardini, diffondendo la conoscenza della sua storia, del suo presente e futuro ed è quanto inzieremo a fare nell'incontro pubblico di sabato 21 aprile 2012 ore 10-13 presso l'aula magna dell'Istituto Statale d'Arte .


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