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Privatizzazione servizio idrico: il rischio è ancora alto
12/06/12
Riceviamo da www.circoloambiente.org e pubblichiamo.


Esattamente un anno fa, il 13 giugno 2011, si festeggiava la straordinaria vittoria dei due Referendum nazionali sull’Acqua, coi quali la maggioranza (ben 27 milioni) degli Italiani ha chiesto che l’acqua sia considerata un bene comune, non privatizzabile, gestito secondo criteri di solidarietà e pertanto fuori dalle logiche del mercato e del profitto. Ma ad un anno di distanza, l’acqua è ancora sotto l’attacco dei privatizzatori. Già ad agosto 2011, a soli due mesi dalla vittoria referendaria, il governo Berlusconi (sostenuto da Pdl e Lega, con l’opposizione di Pd e Udc) aveva tentato una manovra, solo in parte rientrata, per obbligare i comuni a mettere sul mercato, ovvero a privatizzare, la aziende di gestione dei servizi pubblici locali, tra cui l’acqua. Ma la sferzata pro-mercato si intensifica ora col governo Monti (sorretto da una diversa maggioranza composta da Pdl, Pd e Udc, con la Lega schierata all’opposizione) che, col pretesto dello “sviluppo” per uscire dalla pesante crisi economica, sta conducendo una pressante campagna politica e giuridica per la liberalizzazione dei servizi pubblici, col rischio che anche la gestione dell’acqua venga affidata al mercato e ai privati. I cittadini e i Comitati per l’acqua pubblica di tutta Italia non hanno mai smesso di lottare strenuamente contro queste nuove ondate di privatizzazioni. Sabato 2 giugno, decine di migliaia di persone hanno sfilato a Roma davanti ai palazzi del potere per chiedere il rispetto dei referendum, ovvero una gestione pubblica e partecipata dell’acqua e dei servizi primari.


Nel frattempo il compito di attuare i referendum è delegato ai Sindaci, che dovrebbero introdurre gestioni totalmente pubbliche dei servizi idrici, applicando tariffe che escludano profitti per i gestori degli acquedotti. Ma spesso gli stessi primi cittadini si rendono “complici” della privatizzazione: col paradosso del pedissequo rispetto delle leggi, i Sindaci finiscono per avallare le ricette liberiste dei governi (Berlusconi o Monti, pari sono), ma nel contempo non rispettano il volere che la maggioranza degli Italiani ha espresso col voto ai referendum!
È quello che rischia di succedere anche nelle principali città del Nord Italia, i cui Sindaci (tutti di centro-sinistra) stanno ipotizzando la cosiddetta Multiutility del Nord, che si formerebbe dalla fusione delle ex municipalizzate di Milano e Brescia (A2A), di Torino, Genova e dell’Emilia (Iren), di Bologna (Hera). Una maxi azienda da quotare in Borsa, che trascinerebbe nella speculazione finanziaria anche la gestione dell’acqua di città lombarde, legate ad A2A, come Brescia, Varese, Como, Lecco, Sondrio, Bergamo, Monza. Alla faccia dei referendum!


A complicare le cose in Lombardia vi è l’attuale quadro normativo e la totale inerzia della giunta Formigoni: nella nostra Regione occorre modificare al più presto la legge regionale (approvata nel 2010, ovvero prima del referendum), che ancora prevede la privatizzazione. I Comitati acqua della Lombardia, che avevano fortemente contestato la norma voluta dalla giunta Formigoni, poche settimana fa sono ritornati alla carica, consegnando ai Consiglieri regionali un Appello (sottoscritto da centinaia tra sindaci, assessori e consiglieri comunali, associazioni) in cui si chiede di modificare la legge regionale, riattribuendo ai Comuni la titolarità sui servizi idrici e introducendo una gestione pubblica e partecipata degli acquedotti.


In definitiva, ad un anno di distanza da quel 13 giugno 2011, la politica fa esattamente il contrario di quanto votato coi referendum, dimostrandosi sempre più lontana dai desiderata dei cittadini.
Dalla pesante crisi economica si esce anche con un efficiente governo pubblico dei beni comuni, da contrapporre ai disastri del libero marcato.
In Lombardia, così come in tutta Italia, è tempo che l’acqua venga sottratta alle logiche del mercato e del profitto, scongiurando la privatizzazione e prevedendo una gestione pubblica ed efficiente dei servizi idrici.


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