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La chiusura di 12 linee in Piemonte, un attentato al patrimonio ferroviario nazionale
14/06/12
Riceviamo da Assoutenti UTP - Associazione Utenti del Trasporto Pubblico e pubblichiamo.


Da domenica 17 giugno ben 12 linee ferroviarie piemontesi saranno chiuse al traffico passeggeri (e, nella maggior parte dei casi, anche a quello merci) a seguito di una molto discutibile decisione della Giunta Regionale di Torino, che ritiene così di risparmiare nei contributi di esercizio.
La scelta è particolarmente grave perché riguarda una porzione non trascurabile del patrimonio ferroviario nazionale (circa 450 chilometri di binario), che rischia in tal modo di essere definitivamente abbandonato, isolando zone bellissime e turisticamente attrattive, come le Langhe e il Monferrato, e rinunciando alle tratte pedemontane del Cuneese e delle province di Novara e Vercelli.


L’entità di questo insensato provvedimento trascende, quindi, l’ambito puramente locale e fa scattare un campanello d’allarme cui dovrebbero essere sensibili tutti coloro che sostengono il trasporto su rotaia quale alternativa alla congestione stradale ed al degrado ambientale. Naturalmente, come è stato dimostrato ampiamente nella seconda metà del secolo scorso, i servizi automobilistici sostitutivi (sui cui sussidi gravano non poche ombre) non costituiscono alcuna valida alternativa (tra Arona e Santhià, ad esempio, verranno gestiti in tre spezzoni separati, per accontentare le ditte locali) per gli utenti, che – come è facile prevedere – opteranno per l’auto propria, prefigurando l’inizio della fine del servizio pubblico, come già avvenuto altrove. Le proteste dei pendolari e dei sindaci dei Comuni interessati (che neppure sono stati consultati dalla Giunta regionale) sono cadute nel vuoto. Neppure le esigenze della Protezione Civile (in occasione del terremoto in Emilia, i treni soccorso sono stati dislocati a Bondeno, grazie ad una tratta locale aperta al traffico) sono state prese in considerazione.


Questa decisione è tanto più stridente se confrontata con quanto è avvenuto negli ultimi mesi nella contigua Lombardia, la cui Giunta regionale, a fronte dei tagli nei trasferimenti al Tpl imposti dal governo centrale, ha preferito giustamente razionalizzare il trasporto su gomma, incrementando invece il numero dei treni, anche sulle linee secondarie, con grande successo di pubblico. Pur consapevoli dei limiti di bilancio che affliggono anche la Regione Lombardia (che già deve farsi carico dei treni interregionali per Genova, non più corrisposti dalla Liguria), chiediamo a Trenord di prendere in considerazione la possibilità di rilevare l’esercizio ferroviario sulle linee piemontesi di confine, come l’Arona-Santhià, la Mortara-Casale Monferrato (che serve alcuni comuni lombardi), e la Novi Ligure-Tortona (fruita da molti pendolari diretti a Pavia e Milano). Anche a nome delle altre Associazioni aderenti alla Confederazione della Mobilità Dolce (Co.Mo.Do.), costituita per preservare il patrimonio ferroviario nazionale, chiediamo inoltre che il Ministro della Infrastrutture, Corrado Passera, ponga il vincolo all’alienazione e smantellamento delle linee ferroviarie piemontesi, imponendo ad RFI l’onere della manutenzione delle stesse, in attesa di valutare la messa a gara del servizio, laddove altri gestori italiani o esteri, applicando modelli di esercizio più snelli e meno onerosi, possano candidarsi a rilevare le linee in questione. Cosa recentemente avvenuta per alcuni Treni Notte abbandonati da Trenitalia, il cui Amministratore Delegato, Mauro Moretti, continua a preoccuparsi delle sole Frecce Rosse o Bianche, minacciando l’ulteriore abbandono del trasporto regionale, su cui viaggiano ogni giorno milioni di passeggeri ed abdicando così al suo ruolo di manager pubblico che dovrebbe rispondere in primo luogo agli interessi della collettività e non solo alle proprie smodate ambizioni.


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